
Standard & Poor’s, in particolare, ha fissato rating “A+” sul debito a lungo termine e rating “A-1” sul debito a breve termine, con outlook stabile.
Standard & Poor’s, in particolare, ha fissato rating “A+” sul debito a lungo termine e rating “A-1” sul debito a breve termine, con outlook stabile.
L’effetto derivante dalle parole delle autorità cinesi è stato però ben presto vanificato dall’annuncio di Moody’s, che ha fatto sapere di aver messo in revisione il rating a lungo termine “A1” del Portogallo e quello a breve termine “Prime-1” per via di un possibile downgrade.
Attraverso una nota Moody’s ha fatto sapere che la decisione di tagliare il rating sull’Irlanda deriva soprattutto dagli elevati costi legati al salvataggio del settore bancario e dall’incertezza sulle prospettive dell’economia irlandese.
Come spiegato dall’agenzia americana questa decisione riflette le previsioni secondo le quali il processo di riduzione del debito avviato dal management della società e il recupero della qualità del credito saranno graduali.
Le banche di questi paesi (alcuni analisi inseriscono anche l’Italia) hanno un livello di fondi propri sufficienti per assorbire eventuali perdite su crediti ai settori pubblico e privato.
<div align="justify">Secondo l’agenzia di Rating Moody’s l’Italia avrebbe ottime possibilità di riportare il proprio rating a AAA rispetto a quello attuale di AA2.
Il motivo di questa affermazione è che l’Italia, rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea preoccupa molto meno, visto la sua esperienza nel gestire il proprio debito pubblico, infatti Moody’s afferma che l’Italia sa adeguarsi ai sacrifici e non avrà bisogno di misure brutali come gli altri paesi dell’EU.
Moody’s sostiene che se l’Italia imbocca un percorso virtuoso e duraturo per la riduzione del debito pubblico e degli interessi, l’Italia potrebbe eliminare il debito in pochissimi anni e potrebbe ambire in un aumento del rating.
Secondo un esperto del rating di nome Pierre Callieteau la compagnia Moody’s si aspetta un ulteriore peggioramento delle situazioni economiche dei due paesi.
Callieteau ipotizza che nel 2010 ci sarà un a lieve ripresa economica che porterà gli Stati Uniti a spendere il 7% delle proprie entrate che serviranno a pagare gli interessi sul debito pubblico, e che nel 2015 dovrebbero salire al 15%.